Nel tardo pomeriggio dell’11 gennaio scorso, all’interno del supermercato Maxi Sidis di via Ugo Bassi, un uomo si è avvicinato alla cassa con una bottiglia di vodka in mano e, all’atto di pagare, ha estratto una pistola intimando alla cassiera di consegnargli il denaro. Ottenuta l’apertura della cassa, il malvivente ha arraffato la somma pari ad € 497,00 e si è allontanato. L'azione è stata fulminea e poco spettacolare, solo pochi secondi sono bastati al rapinatore di portare via il bottino e le persone che si trovavano nei pressi della cassa non si sono accorti di nulla.

Immediatamente, gli agenti delle Volanti sono intervenuti sul posto, ed hanno avviato i primi accertamenti. Dalle descrizioni fornite del malvivente e dalla visione delle immagini registrate dal sistema di video sorveglianza di cui è dotato l’esercizio commerciale, i poliziotti sono riusciti a ricostruire nei dettagli le fasi della rapina, risalendo all’identità del presunto autore.

L'arrestato è il cinquantenne messinese Giovanni Bonaccorso. La successiva perquisizione nel suo appartamento, ha permesso di rinvenire l’arma utilizzata, una pistola ad aria compressa con il relativo munizionamento. A conclusione di quanto accertato il Gip presso il Tribunale di Messina,  Maria Vermiglio, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Annalisa Arena, ha emesso il provvedimento di arresto nei confronti di Bonaccorso.

 

Giovanni Bonaccorso

 

 

 

 



 

 

 

 

Il legame affettivo tra i protagonisti della vicenda si è esaurito lo scorso agosto. Lui, quarantunenne, non accetta la fine del rapporto e inizia a perseguitare lei, 33 anni. Decine di sms, minacce di morte ad amici e parenti, perché lei ritorni sui suoi passi. Arriva ad aggredire il fratello della donna, le sottrae l’auto e il telefonino costringendola a cambiare ancora una volta utenza telefonica.

La situazione precipita quando inizia a pedinarla e a seguirla anche al lavoro. Quando cerca di sfondare la porta di casa e riesce quasi a raggiungerne l’appartamento dalla canna fumaria esterna, la donna decide di chiedere aiuto alla Polizia. In poche settimane gli agenti ricostruiscono la vicenda e quanto messo in atto dallo stalker.

Oggi, grazie ai riscontri effettuati, scatta la misura cautelare del divieto di avvicinamento a carico dell’uomo. Non potrà in alcun modo avvicinarsi o comunicare con la vittima.

 

 

 

Non era in casa quando gli agenti si sono presentati alla porta. Alessandro Di Pasquale, 35 anni, messinese, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, pluripregiudicato, ha trovato gli agenti delle Volanti ad attenderlo dopo un paio d’ore.

All’interno del suo appartamento, l’uomo coltivava marijuana in vasi e contenitori di varia misura. Si era attrezzato anche di quanto necessario: un faro a ioduri metallici da 500 watt, una lampada dello stesso tipo da 600 watt, un’altra da 250, un trasformatore, una prolunga, del lamierino.

Il trentacinquenne aveva inoltre operato un collegamento abusivo per avere la luce in casa. Gli agenti hanno infatti rilevato che l’energia elettrica passava attraverso fili provenienti da una cassetta di derivazione sistemata vicino l’ingresso e collegata all’impianto condominiale. Il contatore dell’abitazione era invece disattivato.

Una ulteriore perquisizione ha permesso il rinvenimento di 9,38 grammi di hashish in un cofanetto e di 8,98 grammi di marijuana. Si è pertanto proceduto all’arresto dell’uomo per violazione delle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale, detenzione e coltivazione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e furto aggravato di energia elettrica.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà giudicato con rito direttissimo.

 

"Mi sarebbe piaciuto attendere e vedere la faccia del solito furbetto che transita in auto nell'isola pedonale di piazza Cairoli, purtroppo dovevo rientrare al lavoro", questa la segnalazione di un nostro lettore che oggi, intorno alle 13, a piazza Cairoli, nella zona interdetta al transito degli autoveicoli, ha immortalato questa autovettura parcheggiata nella zona del bar Santoro e la Volante della Polizia di Stato che era ferma in attesa del furbetto di turno che non avrà sicuramente gradito. Le forze dell'ordine, siamo certi, avranno rovinato la giornata all'automobilista indisciplinato, ma purtroppo non è la prima volta che accade e, probabilmente non sarà l'ultima.

Per le vostre segnalazioni WhatsApp il numero è il 339 7058062

 

 

 

Ancora un duro colpo assestato agli investimenti patrimoniali della famiglia Bonaffini. La Polizia di Stato ha eseguito stamani il decreto di sequestro preventivo della società “Pianeta Mare di Bonaffini Carmelo & C. S.A.S.”, emesso lo scorso 19 febbraio dal Tribunale di Messina – Misure di Prevenzione, su richiesta della locale DDA presso la Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile.

Ancora un duro colpo assestato agli investimenti patrimoniali della famiglia Bonaffini. La Polizia di Stato ha eseguito stamani il decreto di sequestro preventivo della società “Pianeta Mare di Bonaffini Carmelo & C. S.A.S.”, emesso lo scorso 19 febbraio dal Tribunale di Messina – Misure di Prevenzione, su richiesta della locale DDA presso la Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile.

I poliziotti hanno apposto poche ore fa i sigilli alla nota società ittica, nata nel 2013 ad appena un paio d’anni dal sequestro e successiva confisca della precedente società “Pescazzurra S.R.L.” Una nuova attività, la Pianeta Mare, nata per soppiantare la Pescazzurra s.r.l., nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di pesce fresco e congelato, un settore in cui i proprietari dell’azienda hanno iniziato a muoversi sin dagli anni settanta, spostandosi solo successivamente nel settore dell’edilizia, dell’industria alberghiera e della ristorazione.

Un complesso patrimoniale, per gli investigatori, illecitamente accumulato e riconducibile a Sarino Bonaffini, noto pregiudicato e personaggio di spicco nella realtà criminale locale, vicino al clan mafioso Mangialupi. La nuova ditta, nel marzo del 2013, era solo una bottega: due luci e un deposito sul retro a Contesse in cui si era ricominciato a vendere pesce. Dopo appena qualche mese le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di registrare l’acquisto di quattro furgoni per un valore di quasi 80.000 euro.

A giugno del 2013 la Pianeta Mare prese in locazione i locali di c.da Roccamotore. 472 mq, 2.500 euro di canone mensile. L’attività, ormai riavviata, nel corso del 2014, aveva ampliato e proseguito il commercio all’ingrosso di prodotti ittici e frutti di mare con nuovi punti vendita, l’acquisto di ulteriori mezzi e macchinari e l’apertura di uno stabilimento per la preparazione e successiva vendita di prodotti ittici e a base di pesce.

Gli accertamenti, effettuati mese dopo mese dalla Squadra Mobile, hanno ricostruito un quadro patrimoniale ed un incremento del volume d’affari per un valore del tutto sproporzionato al reddito dichiarato e all’attività economica svolta, permettendo ancora una volta di aprire e fare luce su nuovo scenari, probabilmente riconducibili ad attività illecite a cui la società sequestrata, sarebbe servita da finanziatore o canale di trasformazione e riciclaggio dei capitali accumulati illegalmente.

 

La merce - quarantaquattro lavatrici, due cucine e un frigorifero – era in bella vista su due furgoni Ford parcheggiati in strada, in zona Santa Lucia Sopra Contesse. Ad invogliare i potenziali clienti cartelli artigianali del tipo “Merce Stock lavatrice 5 kg 140 euro”.

Quando i poliziotti delle Volanti hanno chiesto ai tre venditori ambulanti presenti spiegazioni circa la provenienza degli oggetti in vendita, i proprietari degli elettrodomestici hanno dichiarato che si trattava di pezzi acquistati da terzi nella città di Napoli, riparati e messi in vendita ad un prezzo d’occasione.

I successivi controlli hanno però dimostrato che i venditori di lavatrici e frigo usati non esistevano e non vi era alcuna tracciatura reale della compravendita.

I poliziotti hanno quindi proceduto al sequestro della merce e alla denuncia in stato di libertà dei tre venditori per i reati di ricettazione e vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Bomberino nero, pantaloni a stampa mimetica e pistola in mano. Ha messo a segno così la rapina all’agenzia 11 delle Poste vicino Villa Dante, martedì mattina, ore 13.00 circa. Ha puntato l’arma e si è fatto consegnare dall’impiegato quanto aveva in cassa: 1585 euro. Poi via di corsa.

Agli investigatori della Squadra Mobile è stato sufficiente visionare le immagini del sistema di video sorveglianza per riconoscere l’autore della rapina, personaggio noto alle forze di polizia, con precedenti ed in atto sottoposto alla sorveglianza speciale nel comune di S.Agata Militello. Si tratta di Domenico Mussillo, 25 anni, messinese.

Le successive indagini hanno consentito di ricostruire il modus agendi del rapinatore e gli spostamenti nel corso della mattinata durante la quale ha messo a segno la rapina. Il giovane, infatti, aveva avuto un permesso per raggiungere una struttura ospedaliera cittadina ed effettuare dei controlli medici terminati i quali, invece di rientrare a Sant’Agata Militello, ha deciso di rapinare l’agenzia delle Poste.

I poliziotti, dopo ampie ricerche, lo hanno rintracciato ieri pomeriggio, nel rione Mangialupi. Ha subito ammesso di essere l’autore della rapina. Rinvenuti e sequestrati il bomberino nero e i pantaloni con i quali è stato ripreso dalle telecamere. Sottoposto a fermo per il reato di rapina aggravata, il venticinquenne, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato trasferito presso la locale casa circondariale.

Lo scorso 10 agosto, dopo aver assunto una dose di MDMA, morì la sedicenne Ilaria Boemi. Le indagini avviate dalla Squadra Mobile avevano già portato nello scorso dicembre all’emissione di un’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di due giovani donne e del collocamento in comunità di una terza ragazza, ritenute responsabili di cessione di sostanze stupefacenti alla giovane vittima.

Oggi, il prosieguo delle indagini ha portato all’esecuzione di un provvedimento di arresto, emesso dal GIP presso il Tribunale di Messina su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica che ha diretto le indagini, nei confronti di un trentunenne di Messina, per aver venduto sostanza stupefacente a persone di età minore; e un trentanovenne di Messina, per violenza sessuale e cessione di sostanza stupefacente a minori.

Ad essi gli investigatori della Squadra Mobile sono arrivati dopo aver delineato i fatti dai contorni sempre più allarmanti.

I poliziotti hanno individuato nel 31enne Giuseppe Restuccia - detto “Spina” - l’uomo che in diverse occasioni avrebbe venduto sostanza stupefacente, del tipo hashish e MDMA a minori, nonchè alla pusher, che, successivamente, ha materialmente ceduto ad Ilaria la dose letale.

Al scondo arrestato, il 39enne messinese, Piero Triscari, sono contestati due diversi episodi di violenza sessuale nei confronti di due ragazze minorenni, ed altresì di avere, in tempi diversi, ceduto sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana a minori tra cui Ilaria.

 

Giuseppe Restuccia
Giuseppe Restuccia

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