Ennesima rapina ai danni di un esercizio commerciale di Messina. Stavolta a farne le spese la gioielleria Lo Presti di via dei Mille. Ancora da quantificare il bottino, ma il danno sembra davvero ingente, sulla vicenda indaga la Squadra Mobile della Polizia di Stato.

La rapina è stata consumata ieri intorno alle ore 19. Due malviventi con il volto travisato, approfittando dell'apertura della porta durante l'ingresso di due clienti, hanno fatto irruzione all'interno della gioielleria, hanno puntato una pistola nei confronti del proprietario e gli hanno intimato di consegnargli denaro e gioielli. Dopo aver arraffato il bottino, si sono dati alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Durante la fasi della rapina, una cliente che si trovava all'interno dell'esercizio commerciale ha accusato un malore.

Il proprietario della gioielleria, dopo la fuga dei banditi, ha immediatamente lanciato l'allarme e sul posto sono giunti gli agenti della Polizia di Stato che hanno effettuato i rilievi tecnici ed hanno ascoltato vari testimoni per raccogliere elementi utili che possono essere importanti per risalire agli autori della rapina. Estrapolate anche le immagini di videosorveglianza dell'esercizio commerciale e di altre telecamere della zona, che spesso si sono rivelate fondamentali durante lo svolgimento delle indagini.

Nella mattinata dello scorso 13 aprile, intorno alle ore 13.30, ha ormeggiato al porto di Messina la nave della Guardia di Finanza "Monte Cimone", con a bordo 237 cittadini extracomunitari di diversa nazionalità, recuperati in precedenza nel Canale di Sicilia dal pattugliatore "Dattilo" della Guardia Costiera. I migranti furono soccorsi in mare in due distinti eventi, il primo dei quali riguardava un gommone intercettato in acque internazionali con 105 migranti a bordo, tra cui 27 minori, tutti di nazionalità subsahariana.

La Guardia di Finanza intervenuta individuò il possibile scafista del natante, di nazionalità somala e di età dichiarata di circa diciotto anni. L’individuazione venne confermata grazie alla successiva attività investigativa congiunta scrupolosamente svolta dalla Guardia di Finanza unitamente alla sezione specializzata della Polizia di Stato, sotto la Direzione della Procura della Repubblica di Messina.

Dopo avere ascoltato diversi testimoni sono emerse precise responsabilità di Alì Mohammed, nella conduzione del natante e nella chiamata dei soccorsi. L'uomo è stato sottoposto a fermo di Polizia giudiziaria, successivamente convalidato il 16 aprile.

Dalle attività investigative svolte, ancora in corso, si è delineato un quadro preciso in ordine all’organizzazione dell’illecito traffico di esseri umani: i migranti sentiti hanno narrato infatti di essere stati sottoposti a gravi e ripetute violenze e minacce, anche con uso di armi, al momento in cui venivano condotti dai trafficanti presso i luoghi di imbarco in Libia e fatti salire sui natanti e qualcuno di loro sarebbe anche stato ucciso. Su tali fatti sono ancora in corso accertamenti finalizzati ad individuare eventuali complici dell’organizzazione in territorio nazionale.

 

 

 

Tre donne di 26, 25 e 22 anni le protagoniste di una rissa ieri, alle 15.30 circa, in via Dino e Clarenza, a due passi dalla chiesa di Montalto. Presenti anche altre donne alla lite degenerata tra le tre per futili motivi.

I poliziotti delle Volanti, allertati dalla Sala Operativa, sono intervenuti costatando che calci e pugni erano volati tra le tre col risultato di zigomi gonfi, labbra sanguinanti, escoriazioni e contusioni varie. Intervenuto anche personale del 118 che provvedeva alle prime cure del caso.

Sono state tutte denunciate all’Autorità Giudiziaria per il reato di rissa.

 

A insospettire gli investigatori è stata la grata in ferro e la porta blindata poste all’ingresso della cantina di proprietà dell’abitazione di famiglia dell'uomo. Una volta all’interno, i dubbi dei poliziotti si sono concretizzati: hanno trovato, nascosto dietro un mobile, un fucile a canne mozze dal quale erano stati abrasi sia il numero di matricola che il numero di serie della canna, ed uno scatolo contenente 36 proiettili calibro 12.

Stamane il 42enne Massimo Fazio, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dai poliziotti della Squadra Mobile di Messina, che hanno dato esecuzione all’Ordinanza di applicazione di Custodia Cautelare in Carcere. Il provvedimento, emesso dal G.I.P presso il Tribunale di Messina Daniela Urbani, scaturisce da indagini condotte dagli stessi uomini della Squadra Mobile che 10 giorni fa, hanno rinvenuto e sequestrato a carico dell’indagato un fucile a canne mozze.

Sono stati sorpresi dai poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di S.Agata Militello, impegnati nei servizi di controllo diretti a verificare la regolarità della vendita del bestiame durante la fiera storica, evento miliare nel calendario della cittadina. Ottantuno dosi già pronte ad essere smerciate, ciascuna nel proprio involucro, per un totale di circa 80 grammi di hashish. E’ quanto i poliziotti hanno sequestrato nel piazzale Peppino Impastato, lato mare, proprio vicino le giostre, a carico di quattro giovani, di cui due minorenni.

I maggiorenni sono Rashel Miah, 19 anni, originario del Bangladesh e Khadim Fall, 18 anni, nato a Mistretta e residente a Palermo. I minorenni hanno 17 anni e sono entrambi originari di Mistretta. Sono tutti considerati responsabili del reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Sequestrato anche un coltellino, probabilmente utilizzato per il taglio della droga, e i primi proventi della vendita, circa 140 euro.

I due maggiorenni sono stati arrestati e trattenuti presso la camera di sicurezza del locale Commissariato, in attesa del rito direttissimo, come disposto dal P.M. di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti, che si è svolto sabato 16, con arresto convalidato ed obbligo di dimora per entrambi nel paese di residenza.

I minori, anch’essi tratti in arresto, sono stati trasferiti presso il CPA di Catania, come disposto dal P.M. di turno presso il Tribunale dei Minori di Messina, in attesa dell’udienza di convalida.

 

Un episodio che crea un forte allarme sociale a Messina si è verificato intorno all'1,30 di domenica nei pressi della Stazione ferroviaria di Messina. Un trentaseienne messinese è stato sequestrato, derubato del portafogli e della sua autovettura. Per fortuna la Polizia di Stato ha rintracciato i due malviventi, si tratta di Fabio Agresta di 19 anni e Sergio Andronico di 20 anni, entrambi pregiudicati residenti a Rometta Marea, e li ha arrestati con la grave accusa di rapina e sequestro di persona. I due sono stati rinchiusi nella Casa circondariale di Messina Gazzi.

La vittima, come detto, si trovava nei pressi di piazza Stazione a bordo della sua Citroen C2 fermo al semaforo, quando all'improvviso i due malviventi, con un'azione rapidissima che ha spiazzato il giovane alla guida, hanno aperto lo sportello e lo hanno minacciato con un coltello costringendolo a farli salire a bordo.

I due malviventi lo hanno costretto a raggiungere il Monte di Pietà, dove è stato costretto a consegnare il portafogli ai rapinatori ed è stato invitato a scendere dalla sua autovettura presa in possesso dai malviventi. La vittima ha subito avvisato la centrale operativa del 113 che è immediatamente giunta sul posto. Per fortuna l'autovettura era dotata di un antifurto satellitare che indicava in ogni istante la zona dove si trovava il mezzo.

I poliziotti hanno rintracciato la sala operativa che gestisce il sistema gps e gli operatori hanno comunicato l'esatta posizione del mezzo, che si trovava nei pressi di Montepiselli. I malviventi sono stati quindi bloccati ed arrestati.Recuperate anche la carta di circolazione e la copertura assicurativa che i malviventi avevano lanciato dal finestrino durante la fuga lungo la via Tommaso Cannizzaro. Sequestrati altresì il coltello con il quale i due hanno messo a segno il sequestro ed un proiettile calibro 7,65, custodito nel portamonete di uno dei due.

I poliziotti stanno indagando per scoprire se ci siano altre persone coinvolte nella vicenda, in particolar modo ricettatori che avrebbero piazzato l'autovettura rubata o venduto alcune parti di essa.

Sergio AndronicoFabio Agresta

Volevano organizzare una cena tra amici. “Una mangiata”, così l’hanno definita i tre ragazzini denunciati ieri sera dagli agenti delle Volanti per l’incendio che ha distrutto totalmente la scuola primaria di Mili San Pietro. In poco meno di 24 ore le indagini della Polizia di Stato hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’incendio e di risalire ai tre autori.

Il più piccolo ha appena 14 anni, gli altri due 16 e 17. Uno dei tre sarebbe partito a breve e la serata da trascorrere insieme era l’occasione per salutarsi. Un piccolo centro, quello di Mili San Pietro, con la piazza principale dove spesso i ragazzini della zona si incontrano per trascorrere la serata. Il 12 aprile pomeriggio Luca, Alessandro e Mario (nomi di fantasia) hanno invece deciso che il posto migliore per riunirsi sarebbe stato la scuola. Nessuno li avrebbe sentiti e avrebbero avuto tutto l’edificio a disposizione. Così, i più grandi hanno aiutato il piccolo, più esile di corporatura, a passare attraverso il lucernaio della porta della scuola per aprire dall’interno agli altri due.

Una volta dentro, i tre hanno dato il via ai preparativi per la serata. Hanno infatti raccontato di aver scelto l’aula in cui organizzare la cena e di aver spostato banchi e cattedre per formare un’unica tavolata. Hanno poi pensato a cosa mangiare, racimolando negli armadi della scuola le merendine che le maestre conservano per i piccoli alunni. Pensavano persino di comprare della pizza.

Poi la tragedia. Dei volantini, alcune buste abbandonati in un’aula. Hanno deciso di dargli fuoco e per far sì che fiamme diventassero più forti, hanno aggiunto delle bottiglie in plastica. Non bastava: nel rogo, hanno gettato uno scatolone, forse pieno di carta o di altro materiale e per immortalare la bravata hanno anche scattato alcune foto col telefonino.

Quando la situazione è sfuggita di mano e le fiamme si sono propagate a un mobile, i tre ragazzini hanno provato a riempire dei secchi d’acqua. Hanno persino usato l’estintore. Alla fine sono scappati. L’incendio, come ben noto, si è propagato sino al tetto della scuola. Le fiamme hanno interamente distrutto l’edificio. Ai Vigili del Fuoco intervenuti, sono occorse più di quattro ore per spegnere il rogo e mettere in sicurezza la zona.

Il personale impiegato nella scuola distrutta ha raccontato che, già in passato, erano state registrate intrusioni. Nessun segno di effrazione. In un caso erano stati rubati degli arnesi. Niente di più. Il più delle volte chi entrava consumava le merendine che gli insegnanti tenevano per i bambini. Magari beveva un caffè cercando poi di nascondere le tracce di quanto consumato.

I tre autori del rogo della scuola dovranno rispondere del reato di incendio doloso pluriaggravato.

 

I fatti risalgono allo scorso ottobre quando quattro minori, di età compresa tra i 14 e i 17 anni, hanno sequestrato per più di un’ora un sedicenne all’interno di una fabbrica in disuso del comune di Patti, e lo hanno picchiato selvaggiamente alla presenza di altri coetanei. Lo scorso 19 marzo, gli agenti del Commissariato P.S. di Patti, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale per i Minorenni, su richiesta della Procura della Repubblica presso quel Tribunale, hanno arrestato i responsabili del pestaggio, collocando i quattro minorenni in apposite comunità alloggio.

Le indagini dei poliziotti hanno consentito oggi, anche l’esecuzione di un’ulteriore misura cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Patti, Ugo Domenico Molina, su richiesta del Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica,Giorgia Orlando nei confronti di una quinta persona considerata responsabile dei reati di sequestro di persona, porto d’oggetto atto ad offendere, violenza privata e lesioni aggravate in danno di minorenne.

Si tratta del 24enne, Andrea Parasiliti Collazzo, nato a Messina e residente a Patti. E’ accorso a “godersi la scena” e non avrebbe esitato a mischiarsi ai ragazzini per accerchiare e bloccare la vittima impedendo ai due amici della stessa vittima di aiutarla o di scappare per dare l’allarme. Il ventiquattrenne è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari.

 

Nell’ambito di servizi finalizzati al contrasto della criminalità, gli agenti della Squadra Mobile hanno denunciato un messinese pregiudicato di 42 anni ritenuto responsabile del reato di detenzione illegale di armi e munizioni. Nel corso di una perquisizione domiciliare, i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato, in una cantina di pertinenza all’abitazione del 42enne un fucile calibro 12 con canne mozzate e matricola abrasa e 36 cartucce per fucile da caccia calibro 12.

Inoltre, nel rione Mangialupi, gli investigatori della Squadra Mobile hanno rinvenuto e sequestrato a carico di ignoti 3 Kg di sostanza stupefacente del tipo hashish, suddivisa in sei panetti. La sostanza stupefacente è stata trovata in un’intercapedine posta sotto il balcone di un'abitazione ubicata al primo piano, adiacente alla pubblica via accessibile a chiunque.

 

 

 

I poliziotti del Commissariato P.S. di Capo D’Orlando li hanno intercettati proprio mentre stavano per immettersi sull’Autostrada al casello di Brolo. Nel vano di carico del furgone bianco a bordo del quale i tre uomini si trovavano, due biciclette ed una borsa contenente diversi attrezzi da lavoro. Si tratta di tre cittadini di origini rumene, già ampiamente noti alle Forze dell’Ordine: Nita Costache, 41 anni, Marius Grigorius, 18 anni, ed un 17enne. Tutti in Italia senza fissa dimora.

Le ricerche sono scattate quando un cittadino ha contattato il 113 dopo aver visto i tre, in una strada del centro palatino, caricare a bordo del furgone le biciclette e ripartire velocemente. Quando il proprietario delle due bici si è accorto del furto ha subito raggiunto il Commissariato P.S. orlandino, e proprio mentre si accingeva a formalizzare la denuncia, ha potuto vedere i poliziotti fare rientro in Commissariato con i tre arrestati e con le bici che gli erano state rubate.

Su disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Patti Rosanna Casabona, i due maggiorenni sono stati accompagnati nelle celle di sicurezza della Caserma Calipari di Messina, in attesa del processo per direttissima.

Il 17enne, invece, su disposizione del Procuratore della Repubblica dei Minori, è stato accompagnato in un centro di accoglienza per minori di Catania.

 

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