Era stato arrestato per avere aggredito uno studente spagnolo a Barcellona P.G. e sottoposto ai domiciliari. Aveva il divieto di comunincare con l'esterno con qualsiasi mezzo, ma lo ha fatto utilizzando Facebook e WhatsApp. Per questo motivo il 20enne Pietro Foti, dai domiciliari, è passato al carcere. Il giovane arrestato per lesioni personali, violenza privata ed omissione di soccorso, la notte dello scorso 8 aprile, nei pressi della “ex pescheria”, luogo di ritrovo serale e notturno dei barcellonesi, per futili motivi ha sferrato un violento colpo al volto ad un giovane studente spagnolo, in Italia da pochi giorni, tanto da fargli perdere l’equilibrio e battere con violenza il capo su un paletto in ferro, rovinando a terra privo di sensi. Il giovane si allontanò dal luogo della violenza senza prestare alcun tipo di soccorso. La vittima venne subito rianimata sul posto dai sanitari dell’Ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, ma le sue condizioni sembrarono piuttosto gravi sin da subito. Infatti, il giovane riportò un trauma cranico con 30 giorni di prognosi. Le indagini immediate dei Carabinieri sfociarono con l'arresto di Foti, il quale il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con persone diverse a quelle del suo nucleo familiare. Nonostante la prescrizione, i militari della Stazione Carabinieri di Barcellona P.G. hanno dimostrato con accurate indagini, che il giovane, oltre ad utilizzare Facebook e WhatsApp, lo ha fatto con persone diverse dai suoi familiari. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

Missive dal tenore chiaramente estorsivo inviate dal carcere dove era detenuto: questo quanto emerso dall’attività di indagine svolta dalla Squadra Mobile della Questura di Messina coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura, che ieri ha notificato a Beniamino Cirillo, messinese di 29 anni, ristretto presso l’Istituto Penitenziario di Barcellona Pozzo di Gotto, l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Messina.

Un esercizio commerciale, che l’uomo frequentava prima di essere arrestato nell’estate del 2016 per altre vicende giudiziarie, è stato raggiunto dai manoscritti con i quali, l’autore minacciava spiacevoli conseguenze qualora i titolari non avessero ottemperato alle richieste formulate. Richieste volte ad ottenere somme di denaro dall’importo non precisato la cui determinazione era rimessa al buon senso delle vittime, alle quali intimava di non far intervenire altre persone per non incorrere in sicure ritorsioni. Nelle lettere l'uomo offriva particolari che aiutavano il destinatario al suo chiaro riconoscimento, indicava il quartiere di sua provenienza, noto per densità criminale, e precisava che uomo di sua fiducia si sarebbe fatto vivo per riscuotere.

In ulteriore e successiva corrispondenza si lamentava dell’inerzia dei commercianti, rinnovava in maniera perentoria la richiesta estorsiva, dava una precisa scansione temporale, disegnava, a fine pagina, con chiaro intento intimidatorio, un proiettile. Nonostante la corrispondenza fosse a firma di un altro detenuto a Barcellona P.G, gli investigatori sono riusciti a dimostrarne la reale appartenenza grazie anche agli accertamenti effettuati, con l’ausilio del Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Catania, su alcuni documenti redatti dall’odierno indagato ed acquisiti presso il Penitenziario. La comparazione con il carteggio già in possesso dei poliziotti, ha permesso di asserire che a scrivere fosse stato proprio Cirillo.

Un quadro indiziario, quello ricostruito dagli operatori di polizia che, oltre a deporre per la paternità dei fatti di cui sopra al ventinovenne, ne ha evidenziato la personalità spregiudicata, la capacità a delinquere, l’insensibilità alla legge, l’assenza di qualsiasi seria resipiscenza nonché, e conseguentemente, l’inidoneità di ogni altra misura diversa dalla custodia cautelare in carcere.

 

 

Gli Agenti della Polizia Stradale di Barcellona P.G., hanno denunciato tre catanesi ritenuti responsabili del reato di ricettazione. I poliziotti, in prossimità dei caselli autostradali di Milazzo, hanno fermato, per un controllo, un furgone in transito. Gli agenti, insospettiti dall’evidente nervosismo degli occupanti, hanno effettuato una perquisizione del mezzo, che ha permesso di rinvenire parti meccaniche e di carrozzeria di un’autovettura: il motore, il cruscotto, gli interni di carrozzeria, i parafanghi, i paraurti. I tre, non avendo documentazione al seguito comprovante la provenienza del materiale, per eludere gli ulteriori accertamenti, hanno affermato di avere acquistato la merce “on line” su un sito specializzato e di dover consegnare il tutto ad un loro amico di Milazzo di cui non sapevano indicare le generalità. I successivi accertamenti, hanno consentito di risalire alla reale provenienza del materiale rinvenuto, che è risultato appartenere ad una Fiat Panda rubata a Catania lo scorso 11 maggio. Pertanto i tre catanesi sono stati denunciati e il materiale è stato sequestrato.

 

 

 

 

I Carabinieri della Stazione di Barcellona hanno arrestato Antonino Aliquò, 26enne barcellonese, il quale, su disposizione della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, deve scontare la pena residua di due anni e undici mesi di reclusione in carcere per il reato di associazione mafiosa. Il provvedimento scaturisce da una pregressa attività d’indagine nel 2012  condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Barcellona convenzionalmente denominata “Mustra”. L’inchiesta avrebbe dimostrato l'affiliazione di Aliquò alla locale consorteria dei “barcellonesi”, mettendo in luce la sua diretta partecipazione a diversi episodi di violenza, danneggiamento ed atti intimidatori commessi con altri affiliati nei confronti di imprenditori locali, per le finalità e gli obiettivi della locale costola mafiosa. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale Madia di Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

Truffa e falso i reati contestati al titolare di un’agenzia assicurativa dagli agenti del Distaccamento della Polizia Stradale di Barcellona P.G. L’attività investigativa che ha portato all’odierna denuncia, prende il via da un controllo effettuato lo scorso 2 maggio a Oliveri dai poliziotti della Polstrada su un pullman sul quale viaggiavano bambini in gita scolastica. Controllo da cui era emerso che il mezzo era privo di copertura assicurativa e pertanto sottoposto a fermo amministrativo con conseguente sanzione di circa 1000 euro. I successivi accertamenti sul certificato assicurativo, esibito dall’autista del pullman, hanno confermato che il titolare dell’agenzia aveva emesso la polizza attestandone la regolarità nonostante il relativo premio non fosse mai stato versato e pertanto il titolo non fosse attivo presso la direzione generale della compagnia assicuratrice.

 

Non ne voleva proprio sapere di stare ai domiciliari. I Carabinieri lo hanno accontentato e lo hanno trasferito in carcere. Oggi pomeriggio i militari dell'Arma di Barcellona Pozzo di Gotto hanno arrestato il 45enne Adrian Muresan Aramius, per il reato di evasione.  L’uomo si era allontanato nella mattinata dalla Comunità “La Ginestra” di Barcellona P.G., dove stava scontando la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di maltrattamenti in famiglia.  Era stato già arrestato lo scorso 9 maggio, sempre per evasione. A tal riguardo, sin da ieri la locale Stazione aveva predisposto mirati e specifici servizi al fine di intercettare nell’immediatezza l’uomo e scongiurare sue eventuali condotte evasive. Infatti, l’arrestato è stato subito individuato ed arrestato presso una fermata degli autobus di Barcellona, con una borsa al seguito piena di indumenti, pronto a far perdere le proprie tracce. Il 45enne, al termine del giudizio direttissimo, è stato tradotto presso la locale casa circondariale di Barcellona P.G.

 

Avevano circuito un'anziana e, abusando dello stato di ridotta capacità, si erano impossessati di una ingente somma di denaro. Dopo la sua morte esce fuori anche un falso testamento che li vede eredi del suo patrimonio. Le indagini della Guardia di Finanza, hanno smantellato il piano criminale dei tre e sequestrato tutto ciò che avevano indebitamente preso alla povera anziana: immobili, disponibilità finanziarie su conti correnti, titoli ed obbligazioni per un totale complessivo di 3,5 milioni di euro.

Le indagini eseguite dalla Tenenza hanno consentito di accertare l’attività criminale commessa da tre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare che, in concorso ed unione tra loro, avevano abusato dello stato di ridotta capacità di un’anziana, sottraendole denaro dai conti correnti ed inducendola ad indicarli quali eredi universali del suo patrimonio attraverso la sottoscrizione di un falso testamento olografo. Dagli accertamenti svolti, è emerso che gli indagati avevano soggiogato l'anziana che versava in evidente stato di timore e terrore, prendendone completamente il controllo delle disponibilità economiche. Difatti, l’esame delle movimentazioni bancarie sui conti correnti dell’anziana ha evidenziato che dal momento in cui gli indagati erano improvvisamente comparsi nella vita della donna, i prelievi dai conti della stessa si erano decuplicati.

Per questo motivo, già nel corso delle indagini, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria venne nominata un’amministratrice di sostegno e veniva eseguito un primo decreto di sequestro preventivo di rapporti bancari e finanziari intestati alla stessa con il quale sono stati vincolati conti correnti, titoli ed obbligazioni per quasi 2 milioni di euro. Ma i tre avevano progettato un piano che venne alla luce dopo la morte dell'anziana. Presentarono, infatti, un testamento olografo che li vedeva nominati eredi universali. Sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle indagini è apparso del tutto inverosimile che la stessa avesse potuto nominare quali eredi universali gli indagati, facendo ritenere il testamento frutto di ripetute pressioni e condizionamenti. Sulla base di tali indagini, il Sostituto Procuratore Sarah Caiazzo, che ha diretto le indagini svolte dai finanzieri, ha richiesto ed ottenuto un ulteriore decreto di sequestro preventivo di 21 immobili e 10 ettari di terreni di proprietà della defunta, per un valore stimato di oltre 1,5 milioni di euro.

I tre indagati, R. C. di 73 anni 73, C. R. di 54 anni e R. A. di 21 anni, dovranno ora rispondere dei reati di circonvenzione di incapace, falsità in testamento olografo, falso in scrittura privata e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale.

 

 

Nella mattinata odierna, i Carabinieri della Stazione di Barcellona Pozzo di Gotto hanno arrestato il 45enne Adrian Muresan Aramius, per il reato di evasione. L’uomo si era allontanato alle prime luci dell’alba dalla Comunità “La Ginestra” di Barcellona P.G., dove stava scontando la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di maltrattamenti in famiglia. Le attività di ricerca, serrate ed incessanti, sono scattate sin da subito da parte dei Carabinieri della locale Stazione, e l’attività di controllo del territorio ha permesso di individuare il fuggitivo presso il capolinea degli autobus di Barcellona, con una borsa al seguito piena di indumenti, pronto a far perdere le proprie tracce. L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato accompagnato presso la stessa struttura da cui è evaso, in regime di arresti domiciliari.

 

 

 

 

 

 

 

 

I fatti risalgono alla notte dello scorso 8 aprile, quando, in una stradina isolata di Barcellona Pozzo di Gotto, nei pressi della “ex pescheria”, luogo di ritrovo notturno di vari giovani, uno studente spagnolo, in Italia da pochi giorni per motivi di studio, venne preso a pugni, perse l'aquilibrio e sbattè il capo con violenza il capo su un paletto in ferro, rovinando in terra privo di sensi. L’aggressore si allontanò dal luogo della violenza, senza prestare alcun tipo di soccorso alla vittima che venne rianimata dai sanitari dell’Ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, giunti sul posto, ma le sue condizioni sembrarono piuttosto gravi sin da subito. Scattarono immediatamente le indagini dei Carabinieri che sono state concluse con l'arresto del 20enne di Barcellona P.G., Pietro Foti, con le accuse di lesioni personali, violenza privata ed omissione di soccorso. Al termine delle formalità di rito, il giovane è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Trasportava studenti a bordo, una scolaresca in gita nell’area di Oliveri, e non era coperto da polizza assicurativa. Questo quanto emerso da un controllo effettuato ieri mattina dagli agenti del Distaccamento della Polizia Stradale di Barcellona P.G., nell’ambito di servizi specifici, mirati alla sicurezza della circolazione ed in particolare al controllo dei veicoli adibiti al trasporto delle persone. Una laboriosa attività di controllo che nel caso del pullman sottoposto a controllo ad Oliveri ha fatto scattare immediato il fermo amministrativo e sanzioni a carico della ditta di trasporto e del conducente per circa un migliaio di euro. I bambini che si trovavano a bordo sono stati riaccompagnati a scuola da un pullman sostitutivo fatto giungere in loco dalla ditta sanzionata. E stamattina, ulteriori controlli a Barcellona Pozzo di Gotto ai pullman di una ditta privata in partenza per una gita scolastica diretta a Marsala, hanno evidenziato l’assenza di idonea documentazione del mezzo con conseguenti sanzioni amministrative per oltre duemila euro.