I poliziotti delle Volanti della Questura di Messina lo hanno sorpreso a bruciare cavi di rame, nel tratto di spiaggia adiacente la via Don Blasco. Gianluca Gentile, 41 anni, messinese, all’arrivo dei poliziotti, ha continuato ad alimentare la pira da cui una densa coltre di fumo si stava spostando nell’area circostante. E’ stata proprio la colonna di fumo ad allarmare un poliziotto libero dal servizio che ha subito allertato la Sala Operativa e permesso ai colleghi di intervenire prontamente spegnendo le fiamme. A bruciare erano cavi di rame la cui gomma esterna, posta a protezione, aveva creato la fitta e insalubre coltre di fumo. Chiaramente visibile, il prezioso materiale, il cui peso è stato calcolato intorno ai cento chilogrammi, è stato posto sotto sequestro. I poliziotti hanno pertanto all’arresto dell’uomo, con precedenti a vario titolo e destinatario di un obbligo di dimora. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà giudicato con rito direttissimo. Con lui, al momento dell’arresto, un minorenne per il quale si è proceduto alla denuncia in stato di libertà. Per entrambi il reato contestato è combustione illecita di rifiuti in concorso.

 

Un blitz dei carabinieri della Compagnia di Messina Sud, è scattato nel quartiere di Santa Lucia Sopra Contesse, dove i militari stavano monitorando da tempo un casale in cui erano stati notati movimenti sospetti. Lunghi appostamenti, anche notturni, hanno preceduto l’irruzione nel podere ove è stato passato al setaccio ogni angolo. Gli uomini dell’Arma hanno accuratamente perquisito i locali ma hanno anche effettuato degli scavi nel terreno adiacente alla struttura, rinvenendo sotterrati a circa mezzo metro dalla superficie, diversi recipienti in vetro e plastica contenenti armi, tutte in perfetto stato di conservazione in piena funzionalità, munizioni e droga. Quello che è stato portato alla luce è un vero e proprio arsenale, costituito da:

-       Una pistola mitragliatrice a funzionamento semiautomatico, micidiale per l’elevata capacità offensiva;

-       Due fucili, provento di furto, con canne mozzate per aumentarne la capacità offensiva;

-       Un revolver calibro 357 magnum, anche questo provento di furto;

-       125 proiettili calibro 9X19;

-       60 cartucce per fucile;

-       Quasi un Kg. di marijuana;

-       2,5 Kg. di hashish;

-       La somma di 10.000 euro in contanti verosimilmente provento dell’attività di spaccio.

L'arsenale era nella disponibilità del 54enne pregiudicato messinese Vincenzo Costantino, tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione illecita di armi, munizioni e sostanze stupefacenti per il quale, dopo le formalità di rito, si sono spalancate le porte del Carcere di Gazzi.   Le armi in sequestro saranno inviate, per gli accertamenti balistici, al Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Messina al fine di verificare se siano state impiegate in precedenti attività delinquenziali. La Pistola Mitragliatrice rinvenuta è un’arma Sites Spectre M4 calibro 9mm parabellum, prodotta a partire dal 1984, in dotazione all' esercito Svizzero. Alcuni lotti di produzione sono stati inviati anche nella ex Jugoslavia e sono stati utilizzati in Bosnia Erzegovina e Croazia. E’ pertanto ipotizzabile che l’arma possa essere stata contrabbandata dai Balcani al termine delle guerra civile bosniaca.

 

 

Donna, madre, vittima: una storia di violenza fisica e psicologica che ieri, a seguito delle indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Messina, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, si è conclusa con l’esecuzione, da parte dei poliziotti, dell’ordinanza della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un giovane messinese. Un figlio vendicativo, minaccioso, non estraneo a comportamenti aggressivi e ritorsivi conseguenti, il più delle volte, al mancato accoglimento delle continue richieste di denaro. Ogni “no” proferito dalla malcapitata era seguito da calci e pugni, da atti vandalici, da continue telefonate minatorie. Un clima di terrore che aveva portato la donna ad una sofferta accondiscendenza nel timore di ulteriori e più gravi conseguenze nonché ad incontrare il ragazzo in luoghi aperti piuttosto che tra le mura domestiche. E, poi, l’agguato preparato a seguito della denuncia sporta dopo l’ennesima minaccia. L’aveva attesa nascosto dietro l’ascensore, aveva cercato di strapparle le chiavi di mano, le aveva tappato la bocca per impedirle di gridare aiuto e stretto il braccio intorno al collo non prima di averle distrutto, gettandolo con forza a terra, il cellulare. Il giovane, con a carico precedenti penali, era stato denunciato anche dal padre per il furto del proprio bancomat. Un quadro indiziante, quello costruito dagli investigatori, che, oltre a convergere verso la responsabilità del giovane, ha messo in evidenza una personalità refrattaria alla resipiscenza ed il pericolo concreto di recidiva tanto da rendere necessaria, quale misura cautelare idonea, la sottoposizione agli arresti domiciliari in luogo diverso dall’abitazione della madre. Misura cautelare, richiesta dalla Procura della Repubblica ed emessa dal GIP del Tribunale di Messina.

I Carabinieri della Stazione di Barcellona hanno arrestato Antonino Aliquò, 26enne barcellonese, il quale, su disposizione della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, deve scontare la pena residua di due anni e undici mesi di reclusione in carcere per il reato di associazione mafiosa. Il provvedimento scaturisce da una pregressa attività d’indagine nel 2012  condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Barcellona convenzionalmente denominata “Mustra”. L’inchiesta avrebbe dimostrato l'affiliazione di Aliquò alla locale consorteria dei “barcellonesi”, mettendo in luce la sua diretta partecipazione a diversi episodi di violenza, danneggiamento ed atti intimidatori commessi con altri affiliati nei confronti di imprenditori locali, per le finalità e gli obiettivi della locale costola mafiosa. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale Madia di Barcellona Pozzo di Gotto.

 

 

I Carabinieri della Stazione di Santa Lucia del Mela, nelle prime ore della mattinata odierna, hanno arrestato per coltivazione di sostanze stupefacenti un giovane del luogo, L.T., 25enne, poiché sorpreso con 25 piantine di marijuana sul terrazzo della propria abitazione. I militari hanno svolto una perquisizione presso l’abitazione del giovane, il quale, sorpreso dall’arrivo dei militari, ha tentato invano di disfarsi di alcuni arbusti lanciandoli nel vuoto verso un’intercapedine. I carabinieri hanno notato il gesto e, una volta all’interno dello stabile, hanno raggiunto l’uomo e rinvenuto sul terrazzo dell’abitazione, diversi vasi con all’interno 25 piantine di marijuana di varia altezza. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, come disposto dal Sostituto Procuratore di turno, presso la Procura della Repubblica di Barcellona,  Federica Piola, è stato rimesso in libertà, per la successiva udienza di convalida. La sostanza psicotropa sequestrata, sarà trasmessa ai competenti laboratori per gli esami tecnici al fine di stabilirne l’esatta concentrazione di principio attivo.

Che avesse le ore contate, era scontato, anche perchè la zona è monitorata costantemente da impianti di video sorveglianza. I Carabinieri della Compagnia di Taormina, in appena 24 ore, hanno identificato è tratto in arresto S. B., 26enne di Graniti, il motociclista che nel pomeriggio di venerdì a Giardini Naxos, lungo la via Vittorio Emanuele era fuggito, dopo avere investito una bimba di nove anni, che insieme al padre ed al fratellino, stava attraversando la strada sulle strisce pedonali all'altezza del civico 232.

I Carabinieri hanno ascoltato il padre della bambina che ha ricostruito la dinamica del drammatico episodio ed ha riferito che il centauro procedeva a velocità sostenuta. La bambina è stata sbalzata a terra dal violento impatto con la moto ed è caduta sbattendo con il viso ed il corpo. I militari hanno sentito i numerosi testimoni che hanno assistito all’evento ed hanno esaminato le immagini di tutti i sistemi di videosorveglianza, oltre dieci, presenti lungo la via. Sulla base delle dichiarazioni dei testimoni e delle riprese video, i Carabinieri hanno individuato tutti i motocicli che erano transitati lungo la via nell’arco orario dell’investimento procedendo, successivamente, all’individuazione dei veicoli e dei loro proprietari ispezionandoli uno ad uno fino ad individuare l’autore dell’investimento, il quale è stato rintracciato nella serata di ieri.

Il veicolo è stato posto in sequestro per i successivi accertamenti, così come gli abiti indossati dal motociclista al momento dell’evento e l’uomo tratto in arresto, è stato messo a disposizione della Procura della Repubblica di Messina che coordina le indagini e che ha disposto la sua sottoposizione agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. La bambina, che nell'incidente ha subito un politrauma, è stata trasferita dall'ospedale San Vincenzo di Taormina al Policlinico di Messina, dove le sue condizioni vengono monitorate sotto stretta osservazione. Al momento è in prognosi riservata e attorno a lei si sono stretti i genitori, i familiari e conoscenti ma anche l'intera comunità di Giardini Naxos.

Nella tardo pomeriggio di ieri i carabinieri di Roccalumera sono intervenuti in un cantiere allestito sul lungomare del centro ionico per il rifacimento di opere murarie, dove era stata telefonicamente segnalata la presenza di un furgoncino sospetto con targa straniera. Giunti in brevissimo tempo, i carabinieri hanno intercettato un furgone Volkswagen Vito con a bordo il 57enne Naser Munisi e la 24enne Monica Margelu, cittadini originari dell’est-Europa, entrambi con precedenti penali. Le immediate verifiche hanno consentito di accertare che i due avevano appena rubato e caricato sul loro mezzo numerose ringhiere in ferro, destinate ad essere collocate sui muretti che costeggiano il marciapiede del lungomare.
L’uomo e la donna, arrestati per furto aggravato, sono stati giudicati con rito direttissimo e sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Messina hanno condotto in carcere il 38enne pregiudicato messinese, Domenico Musolino. L’uomo, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, s’era reso protagonista di un lungo periodo di evasione cominciata nella notte del 28 aprile, quando venne sorpreso da una pattuglia dei carabinieri, mentre viaggiava a bordo di una auto che abbandonò per sottrarsi al controllo, fuggendo a piedi. Da quel momento si rese irreperibile non facendo più rientro presso la  propria abitazione di Villaggio Aldisio, dove doveva scontare gli arresti domiciliari per il reato di rapina.

Da quel giorno  i Carabinieri, avviarono serrate e ininterrotte ricerche, diventate via via più intense con il passare del tempo, facendo stringere sempre di più il cerchio intorno all’uomo. La sua fotografia era a bordo di ogni auto in servizio di pattuglia, mirati posti di controllo vennero predisposti nelle zone e sugli itinerari che si pensava potessero essere battuti, ma, soprattutt,o sono stati eseguiti numerosi servizi di osservazione e pedinamento nei pressi delle abitazioni dei suoi familiari e di tutte le persone in qualsiasi modo a lui riconducibili. Nei giorni scorsi Musolino fu rintracciato, arrestato e ricollocato ai domiciliari. Ieri la Corte d’Appello, si è pronunciata sull’istanza di aggravamento della misura cautelare avanzata dal Procuratore Generale nei confronti dell’uomo che, con la sua condotta non aveva rispettato gli obblighi imposti ed ha disposto, alla luce delle gravi violazioni, la sostituzione della misura cautelare domiciliare con la carcerazione presso la casa circondariale di Messina.

I poliziotti del Commissariato Nord di Messina lo hanno condotto in carcere nelle prime ore della mattinata odierna, in esecuzione della sentenza definitiva con la quale è stato condannato a 10 anni 5 mesi e 9 giorni di reclusione. Giovanni Trifirò, messinese, oggi trentaseienne, dovrà scontare la pena comminatagli per aver partecipato ad un’associazione criminale dedita allo spaccio di sostanza stupefacente nota come “clan del Municipio” per il luogo eletto quale principale centro di smercio. Il gruppo criminale era stato sgominato dalle serrate indagini della Squadra Mobile nell’operazione “Polifemo”. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali, con le quali si riuscì a dimostrare l’utilizzo di pusher minorenni per piazzare la sostanza destinata anche a ragazzini di età compresa fra gli 11 ed i 13 anni, permisero di assicurare alla giustizia i responsabili. Tra questi, Domenico Bonasera, braccio destro del boss di Giostra Giuseppe Mulè.

Conosceva bene le abitudini delle vittime: una coppia di amici, un uomo ed una donna, che perseguitava da tempo. Li colpiva nel buio della notte nelle rispettive abitazioni, sia dove svolgevano l’attività lavorativa. Molestie telefoniche tanto alle utenze fisse che in quelle mobili, atti vandalici e poi le richieste estorsive. Ad acuire la rabbia dello stalker, la condanna al risarcimento della somma di 15mila euro per un procedimento penale, in favore della donna. Per un periodo, quando l'uomo si trasferì a Roma, le molestie si interruppero, ma al suo rientro a Messina l’incubo ritorna a vivere: telefonate anonime, minacce tramite Facebook anche a persone prossime ai malcapitati, vernice usata per imbrattare  scooter e portone di casa, colla a bloccare la serratura del catenaccio posto a chiusura del cortile, citofonate in piena notte, croci apposte sul motorino ed in corrispondenza delle targhette dei citofoni, incessanti richieste, colorite da aggettivi offensivi ed intimidatori, di restituzione di quella somma di denaro versata a ristoro del pregiudizio subito dalla donna nel precedente procedimento.

Le nuove ed ulteriori indagini condotte, anche questa volta, dai poliziotti della Squadra Mobile e dalla Procura della Repubblica, hanno permesso di costruire un quadro indiziario sufficiente a dimostrare la paternità dei comportamenti persecutori nei confronti dell'arrestato. Esame dei tabulati telefonici, delle immagini di videosorveglianza dei luoghi prospicenti quelli teatro della condotte criminose, del racconto delle vittime e di quanti, direttamente o indirettamente, erano stati testimoni degli episodi sopra narrati, oltre che convergere verso l’individuazione del responsabile hanno permesso di evidenziarne la personalità estremamente pericolosa. Era riuscito a terrorizzare le vittime ed a privarle della loro tranquillità, tanto da rendere vana qualsiasi altra misura cautelare diversa dal carcere nel quale, dietro disposizione del Giudice, è stato condotto ieri pomeriggio dagli agenti di polizia.