La consueta attività di controllo del territorio condotta dagli operatori delle Volanti della Questura di Messina, in una calda serata di luglio, si è conclusa ieri con l’arresto di un nigeriano. Ad attirare l’attenzione dei poliziotti l’atteggiamento aggressivo del giovane, che in modo esagitato si rivolgeva ad un connazionale. Ha aggredito altre persone incontrate lungo il breve cammino verso il centro di accoglienza per minori Liberty hotel nel quale riuscì ad entrare ma dal quale è stato repentinamente allontanato. I poliziotti, alla richiesta di fornire documenti e generalità, sono stati costretti a richiedere l’ausilio di altri colleghi, tanto era lo stato di alterazione dello straniero che, pure durante il tragitto verso gli Uffici di Polizia a bordo dell’autovettura di servizio, ha sferrato calci al vetro ed allo sportello. Resistenza a Pubblico ufficiale il reato di cui dovrà rispondere il venticinquenne David Omonte, che per la pericolosità palesata è stato trattenuto, presso le Camere di Sicurezza in attesa di essere giudicato per direttissima.

 

 

Nella serata di ieri Carabinieri della Stazione di Falcone hanno tratto in arresto in flagranza di reato il 40enne, Domenico Sergio Mirabella, della provincia di Enna, resosi responsabile del reato di minaccia, violenza e resistenza nei confronti di due appartenenti alla polizia municipale di Falcone. L’uomo, in vacanza, mentre assisteva ad una gara podistica, pretendeva di oltrepassare le barriere che servivano ad interdire il traffico veicolare e pedonale lungo il tratto di strada comunale. Il personale della polizia locale di Falcone, dopo aver impedito all’uomo di oltrepassare le barriere d il nastro posto a delimitare il tracciato di gara, subiva minacce verbali ed aggressioni fisiche tradottesi in forti spintoni. Repentino è stato l’intervento dei militari della locale Stazione che hanno provveduto a ricostruire l’accaduto e procedere all’arresto in flagranza nei confronti dell’uomo. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato accompagnato presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, come disposto dal Sostituto Procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Patti, in attesa della celebrazione del giudizio direttissimo.

 

Nel pomeriggio di ieri i Carabinieri della Stazione di Messina Arcivescovado hanno tratto in arresto in flagranza di reato una 35enne pregiudicata, resasi responsabile del reato di tentata rapina ai danni di un noto esercizio commerciale situato sul centralissimo viale San Martino a Messina. Ricevuta la segnalazione della rapina in corso all’interno dell’esercizio commerciale, è immediatamente giunta sul posto una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Arcivescovado che, poco distante, era impegnata in un servizio di controllo del territorio. I militari dell’Arma hanno bloccato la 35enne e hanno ricostruito la dinamica dei fatti.

La donna, dopo essere entrata all’interno dell’esercizio commerciale, ha prelevato una camicia e si è recata alla cassa dove, dopo aver consegnato il capo di abbigliamento, ha estratto un coltello minacciando la cassiera di consegnarle l’incasso. Fortunatamente un altro dipendente, accortosi di quanto stava accadendo, ha immediatamente chiesto aiuto ai Carabinieri contattando il numero di emergenza 112. I militari dell’Arma hanno tratto in arresto la donna e l’hanno condotta presso la Stazione di Messina Arcivescovado. Successivamente, su disposizione del magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Messina, la 35enne è stata sottoposta al regime degli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti al Giudice, dove dovrà rispondere del reato di tentata rapina.

 

 

I Carabinieri della Stazione di Messina Giostra, nell’ambito di un servizio esterno di controllo del territorio, hanno tratto in arresto per il reato di evasione M.R.N., un 22enne sottoposto alla misura degli arresti domiciliari che, dopo aver rotto il braccialetto elettronico, si era dato alla fuga. I militari, dopo aver ricevuto l'allarme alla Centrale Operativa, dal braccialetto elettronico danneggiato, si sono recati presso l'abitazione del giovane, verificando la fuga del pregiudicato. Prontamente sono state diramate le ricerche dell’evaso a tutte le pattuglie presenti nel territorio messinese. Dopo circa un’ora il 22enne è stato intercettato nel quartiere Provinciale e tratto in arresto dai Carabinieri della Stazione di Giostra. Condotto in Caserma e processato con rito direttissimo, durante il quale è stato convalidato l'arresto ed il giudice ha deciso il trasferimento in carcere, in attesa della prossima udienza.

 

 

Ha provato a nascondere la droga che teneva in casa ma è stato scoperto ed arrestato. Paolo Paone, messinese, di 54 anni, è stato sottoposto a perquisizione domiciliare, ieri pomeriggio, dai poliziotti della Squadra Mobile. Gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato 46,03 grammi di marijuana già suddivisa in dosi e pronta per la commercializzazione e 1,62 grammi di hashish, e un bilancino di precisione con evidenti tracce di sostanza stupefacente. Quando gli agenti si sono presentati, il cinquantaquattrenne ha temporeggiato ad aprire la porta di casa, nel vano tentativo di nascondere il barattolo in cui teneva la droga e di disfarsi di un fucile che poi si è rivelato essere un’arma giocattolo priva di tappo rosso. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’uomo è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari in attesa di rito direttissimo che si terrà nella giornata odierna.

I Carabinieri di Falcone hanno arrestato il 30enne M.P. ritenuto responsabile di estorsione aggravata e rapina, maltrattamenti in famiglia e violenza privata.Dopo la denuncia dei familiari, lo scorso maggio i Carabinieri hanno avviato le indagini scoprendo che il giovane si era fatto consegnare, tramite episodi di violenza, in più soluzioni la somma contante di oltre 2 mila euro dagli anziani genitori e dalla sorella per giocare alle slot machine ed acquistare sostanze stupefacenti. Il 30enne si rivolgeva ai suoi familiari minacciandoli di morte anche con un bastone in legno, procurando un perdurante stato di ansia e timore per la propria incolumità. La richiesta di denaro era finalizzata all'acquisto di sostanza stupefacente e al gioco delle slot machine.

Le violenze fisiche e morali, le intimidazioni, le prevaricazioni e le umiliazioni, hanno costituito per le vittime fonte di un disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di vita. L’indagine ha documentato che i familiari erano arrivati al punto che non avendo disponibilità economica tale da poter soddisfare le continue richieste di soldi del figlio, erano stati costretti ad implorare prestiti di denaro a persone esterne al proprio nucleo familiare, senza ottenerlo. Le pressanti ed esasperate richieste di denaro che il giovane pretendeva nei confronti dei familiari, creando in loro uno stato di perdurante timore e paura, è stato confermato dalle diverse testimonianze dei vicini, anche loro spaventati da un simile odio e violenza, indice di una personalità violenta e prevaricatrice. Infatti, sono state diverse le circostanze in cui l’uomo ha minacciato di morte, spinto e strattonato sia i genitori che la sorella per ottenere contante, proferendo, spesso, anche parole seriamente minacciose ed offensive alla loro dignità. Il 30enne al termine delle formalità di rito è stato ristretto agli arresti domiciliari.

 

 

 

Un’assolata ed apparente tranquilla domenica mattina quella appena trascorsa per un’anziana donna uscita di casa alla buonora e aggredita di spalle da un giovane uomo che con un rapido movimento le strappa con forza la borsa tenuta sulla spalla destra. La segnalazione giunta alla sala operativa attiva immediatamente l’intervento delle volanti che si precipitano a Gazzi. I poliziotti trovano la borsa e Vladimir Rinaldi, un 22enne russo che - una volta giunto presso gli uffici di polizia ha confessato di essere stato lui a compiere lo scippo. Si trova ai domiciliari in attesa di essere giudicato. La borsa con all’interno della quale sono custodite banconote, effetti personali e documenti è stata restituita alla vittima.

I Carabinieri di Falcone hanno arrestato il 36enne Francesco Sidoti perchè ritenuto responsabile di estorsione aggravata, invasione di edifici, danneggiamento e violenza privata. Il padre e il fratello lo hanno denunciato accusandolo di avere estorto la somma di 5.000 euro attraverso minacce ed episodi di violenza. Il 36enne avrebbe  minacciato di morte il padre e il fratello anche con l’utilizzo di un coltello, tali da cagionare alle vittime un perdurante stato di ansia e timore per la propria incolumità. I carabinieri durante le indagini hanno documentato anche minacce di morte telefonicamente (Whatsapp ed SMS) ai due parenti - allo scopo di estorcerne denaro - spingendosi sino al danneggiamento dell’abitazione del padre, che, di fronte a tale furia cieca del figlio, si è visto costretto ad abbandonare la propria abitazione e stabilirsi in comune diverso della provincia peloritana.

L’arrestato avrebbe minacciato il padre con un grosso coltello da cucina, poi rinvenuto dai militari della Stazione nel corso di una perquisizione presso il proprio domicilio. L’escalation di violenza da parte dell’uomo nei riguardi del genitore si è manifestata la notte del 15 Maggio scorso, quando si è introdotto abusivamente nella sua abitazione forzando la porta d’ingresso ed arrecando gravi danni. In quella occasione, si è accesa una violenta discussione tra padre e figlio. A causa dell’aggressività del figlio, l’uomo è stato costretto a trasferirsi in un’altra abitazione. In una delle tante minacce subite, l’uomo è stato costretto a consegnare la somma di 350 Euro al figlio, che lo avrebbe accoltellato in caso di mancata consegna. L’aggressività dell’uomo si è manifestata anche attraverso l’utilizzo della macchina del padre a sua insaputa e senza il suo consenso. In una circostanza, il genitore ha subito la frattura al mignolo sinistro ed un taglio al braccio destro per essere rovinato su una finestra a seguito dei colpi inferti dal figlio alle spalle. Francesco Sidoti, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Barcellona P.G.

 

 

E' stato arrestato per corruzione l'ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliano Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio de Lucia. Mineo si sarebbe interessato perché le imprese "Open Land Srl" e "AM Group Srl", controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice sarebbe dovuto intervenire perché venisse sovrastimato il risarcimento del danno che Comune e Sovrintendenza dovevano alle due società. Sia la vicenda Open Land che quella della Am Group sono emerse nella inchiesta della Procura di Messina che, a febbraio, ha portato in carcere, tra gli altri, l'ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi legati ai Frontino. In cambio del suo interessamento nella causa di cui era peraltro giudice relatore Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell'ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto denaro per un amico: l'ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016. Mineo e il politico erano legati da una stretta amicizia. All'ex presidente della Regione sarebbero stati fatti avere 115mila euro: la somma sarebbe stata versata dalla società "Ocean One Consulting Srl", riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, su un conto maltese intestato all'imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, anche lui già coinvolto nell'inchiesta messinese su Longo e arrestato lo scorso febbraio. Ferraro avrebbe poi girato la somma a Drago.

Nonostante abbia solo sedici anni, sono numerosi i precedenti a suo carico, tra cui furto con strappo, rapina, lesioni personali, violenza e minaccia. Stanotte è stato sorpreso dai poliziotti di Messina a rubare uno scooter. Intorno alle 3 gli agenti delle Volanti, allertati dalla telefonata di un cittadino giunta in sala operativa, lo hanno sorpreso a rubare uno scooter a Larderia Inferiore, insieme ad altre tre persone. Dagli accertamenti effettuati è emerso che lo scooter preso di mira, era stato forzato pochi minuti l’arrivo dei poliziotti e trasportato a motore spento con l’ausilio dei complici che sono riusciti a dileguarsi. Anche il sedicenne ha tentato la fuga dopo aver abbandonato il mezzo rubato, ma è stato velocemente raggiunto dai poliziotti. Aveva ancora addosso lo “spadino”, la chiave adulterina con cui ha probabilmente forzato il mezzo rompendone bloccasterzo e blocchetto di accensione. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, il sedicenne è stato trasferito presso il Centro di Prima Accoglienza di Messina.
Indagini in corso per identificare i complici del minorenne.

Vi informiamo che utilizziamo dei cookie per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza di navigazione. Maggiori informazioni sono sulla pagina privacy.Grazie To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information