Negli ultimi giorni i Carabinieri della Compagnia di Messina Centro hanno intensificato i servizi di controllo del territorio nel quartiere Giostra. Oltre alle numerose contravvenzioni al codice della strada elevate ad automobilisti indisciplinati, i Carabinieri della Stazione di Messina Giostra in poco meno di 24 ore hanno tratto in arresto due persone in flagranza di reato. Il primo arresto, effettuato nei confronti di S. R. 45enne del posto, è stato eseguito in via Consolare Pompea per il reato di furto aggravato. L'arrestato ha pensato di farla franca manomettendo il contatore della propria abitazione e creando di fatto un allaccio abusivo alla rete elettrica nazionale. I Carabinieri hanno però scoperto il tutto e lo hanno tratto in arresto per furto aggravato di energia elettrica.

Il secondo arresto, invece, è stato operato per il reato di evasione. Il responsabile è D. L. 28enne del luogo sottoposto alla detenzione domiciliare ma sorpreso dai militari della Stazione di Giostra per strada, quando sarebbe dovuto permanere all’interno della propria abitazione, peraltro con il braccialetto elettronico. Anche in questo caso sono scattate le manette ai polsi del giovane che è stato prima trattenuto presso le camere di sicurezza e, successivamente, condotto davanti al Giudice presso il Tribunale di Messina per essere giudicato con rito direttissimo. Al termine dell’udienza l’arresto effettuato dai militari dell’Arma è stato convalidato e, a seguito della richiesta dei termini a difesa, il 28enne è stato nuovamente sottoposto alla misura della detenzione domiciliare con il braccialetto elettronico.

 

 

I Carabinieri della Stazione di Villafranca Tirrena hanno tratto in arresto in flagranza di reato tre pregiudicati catanesi, resisi responsabili del reato di tentato furto aggravato perpetrato all’interno del terreno di un imprenditore del posto. In manette sono finiti il 29enne Giovanni Cocola, il 32enne Santo Scrofani e il 35enne Vincenzo Salamone. I tre, armati di fiamma ossidrica si stavano appropriando dei manufatti in ferro presenti all’interno di un terreno di proprietà di un 69enne del posto. L'uso dell'attrezzo provocò un principio di incendio che fu notato dai carabinieri, i quali, giunti sul posto, notarono i tre catanesi intenti a sezionare una trave in ferro posta a sostegno di un capannone. I ladri stavano letteralmente smantellando il capannone in ferro e avevano già divelto il cancello di ingresso. Tutto, ovviamente, era finalizzato ad appropriarsi del metallo per venderlo successivamente. Il loro intento criminoso, è stato stroncato dai Carabinieri della Stazione di Villafranca Tirrena che hanno immediatamente bloccato i tre uomini ed hanno prontamente richiesto l’intervento dei vigili del fuoco, poichè l’incendio si stava velocemente propagando e aveva già interessato una vasta area di terreno su cui erano presenti sterpaglie e materiale plastico accatastato.

I tre catanesi, tutti con precedenti penali per reati dello stesso genere, sono stati condotti in caserma e dichiarati in stato di arresto per il reato di tentato furto aggravato. Gli è stato contestato anche il reato previsto dall’art. 449 del codice penale, che prevede la punizione di chiunque arreca danni e provoca un incendio. Ulteriori indagini sono in corso da parte dei militari dell’Arma al fine di individuare con certezza i responsabili di un furto aggravato consumato all’interno del medesimo fondo, considerato che dal sopralluogo effettuato dai Carabinieri è emerso che il lucchetto di un capannone della zona era stato forzato e dall’interno risultavano mancare una Fiat Panda e vari macchinari. I tre arrestati, su disposizione del magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Messina, sono stati rinchiusi all’interno delle camere di sicurezza, fino al processo svoltosi con rito direttissimo nel pomeriggio di venerdì. Al termine dell’udienza il Giudice ha convalidato l’arresto effettuato dai Carabinieri della Stazione di Villafranca Tirrena ed ha applicato nei confronti dei tre uomini la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Catania con divieto di uscire nelle ore notturne dalle proprie abitazioni.

 

 

La Squadra Mobile di Messina ha eseguito un mandato di arresto per i fratelli ergastolani Giuseppe Minardi (inteso “Peppe u Tarantinu”) Giovanni Minardi (detto Giampiero), poichè ritenuti responsabili del delitto di Domenico Cutè (detto "U Sauru"), commesso a Messina il 25 gennaio del 2000 nel rione Giostra, con tre colpi di fucile da caccia. L'ordinanza scaturisce attraverso il riscontro di dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia. L’assassinio di Domenico Cutè - uomo radicato negli ambienti del rione Giostra e legato da vincoli parentali diretti con Giuseppe Gatto (detto Puccio), al tempo reggente della congrega mafiosa operante nel rione cittadino, nonché luogotenente del boss ergastolano irriducibile Luigi Galli (l’unico dei vecchi capi mafia di Messina a non intraprendere la collaborazione con la Giustizia) -  risulta essere eseguito materialmente da Giovanni Minardi (detto Giampiero), su ordine del fratello Giuseppe. Cutè sarebbe stato punito per dichiarazioni che avrebbe reso alla Polizia di Stato, nei confronti di Stefano Marchese, esponente della locale criminalità organizzata, ritenuto legato a Giuseppe Minardi, oltre che da vincoli criminali, da un rapporto di amicizia personale, rafforzatasi anche all’interno delle mura carcerarie in periodi di codetenzione (venne poi ucciso da Gaetano Barbera e Salvatore Irrera il 18 febbraio 2005, a seguito dei contrasti sorti proprio fra Minardi e Barbera), come emerso nelle attività investigative effettate sull’omicidio.

Le dichiarazioni accusatorie di Domenico Cutè rese alla Polizia, riguardavano l’autore di un altro omicidio (quello del salumiere Giovanni Postorino, ucciso nel corso di una rapina commessa il 24 gennaio 1994) ed erano finalizzate a scagionare il proprio figlio Antonino Natale Cutè, fermato nell’immediatezza del delitto e poi effettivamente rilasciato. Un quartiere complicato quello nel quale si consumò l’omicidio, oggetto da tempo di efferati delitti da parte di soggetti legati alla criminalità organizzata desiderosi di affermare la propria supremazia ed il proprio controllo sul territorio. Oggi, grazie al lavoro d’indagine dei poliziotti della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Messina, i responsabili dell’omicidio Cutè hanno un nome e un cognome. Un’azione, quella dei fratelli, programmata accuratamente e perseguita nel tempo nonostante i vari tentativi fatti non fossero andati a buon fine. Le ragioni dell’omicidio sono da ricercarsi nella violazione, da parte della vittima, del codice mafioso che imponeva l’omertà.

 

“Rissa in piazza della Repubblica”: questo quanto riferito dalla sala operativa via radio, intorno alle 20.00, ai poliziotti delle Volanti impegnati nel controllo del territorio. Gli agenti hanno trovato i due protagonisti impegnati a colpirsi e a darsele di santa ragione. Si tratta di Zotica Doru Gabriel, 45 anni, rumeno, con precedenti per ricettazione, furto, occupazione abusiva di edificio e rissa e Saber Driss, 33 anni, marocchino, con precedenti per guida in stato di ebbrezza. All’arrivo dei poliziotti, il primo, a petto nudo, brandiva una tavola in legno, lunga più di un metro e larga 8 centimetri con tanto di chiodi in bell’evidenza, l’altro si dava da fare con calci e pugni. Con difficoltà i poliziotti sono riusciti a dividere e disarmare i due che, chiaramente ubriachi, hanno opposto resistenza e colpito gli agenti. Sono stati arrestati per i reati di lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, trattenuti presso le camere di sicurezza del complesso Calipari in attesa di rito direttissimo previsto per stamani.

I Carabinieri della Stazione di Roccella Valdemone, hanno arrestato Ugo Pascucci di 45 anni domiciliato nella provincia di Latina, Enrico Merlino di 28 anni e Tindaro Puglisi di 20 anni, questi ultimi due di Roccella Valdemone. I militari hanno controllato una vettura sospetta, dopo averla fermata e hanno sottoposto a perquisizione sia il veicolo che gli occupanti. I militari hanno rinvenuto all’interno del vano bagagli, cinque contenitori in plastica per uso alimentare contenenti complessivamente 90 litri di olio d’oliva dei quali i tre uomini non erano in possesso di alcun titolo di acquisto e di cui non erano in grado di spiegare la provenienza. Le indagini condotte nel corso della notte, con la collaborazione dei colleghi della Stazione Carabinieri di Francavilla di Sicilia, hanno consentito di risalire alla provenienza dell’olio che era stato sottratto da un appartamento di Francavilla di Sicilia ed il cui proprietario ha appreso dai militari di essere stato derubato. Per i tre uomini è scattato l’arresto per il reato di furto aggravato e dopo avere passato il resto della notte nelle camere di sicurezza delle Stazioni Carabinieri di Giardini Naxos e Taormina, sono stati condotti avanti all’Autorità Giudiziaria ed al termine dell’udienza di convalida, ai tre è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.

 

 

Due fratelli allevatori pregiudicati di Tortorici (Messina) sono stati arrestati dai carabinieri di Enna dopo che nella loro masseria sono state scoperte armi e munizioni. L'operazione è avvenuta nell'ambito di una serie di controlli dei carabinieri della Compagnia di Nicosia e dello Squadrone eliportato Cacciatori "Sicilia" che da mesi stanno battendo palmo a palmo tutta l'area dei Nebrodi a nord della provincia di Enna e al confine con il Messinese.
I militari della stazione di Cerami (Enna) hanno perquisito un fabbricato rurale in contrada Monte Acuto, nel Comune di Cesarò (Messina), di proprietà dei due fratelli, Leonardo e Aurelio Galati Rando, rispettivamente di 34 e 35 anni. Nascosti in una cavità di un muro a secco hanno trovato tre fucili artigianali calibro 22, un fucile da caccia calibro 16 e centinaia di cartucce di vario calibro per fucile a palla singola e spezzata.

I Carabinieri della Compagnia di Messina Centro hanno arrestato il 45enne Giuseppe Mastronardo, residente nel villaggio Castanea, per il reato di estorsione che l’uomo ha commesso ai danni di un commerciante messinese nel 2005. Il tutto è scaturito dalla denuncia della vittima che, soltanto dopo diversi mesi dall’accaduto, aveva trovato il coraggio di affidarsi alle forze dell’ordine e denunciare i fatti.

A seguito di ciò il 45enne ed i suoi complici sono stati tratti in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ora è arrivata la condanna definitiva e così i Carabinieri hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Messina a seguito della condanna dell’uomo che dovrà espiare la pena definitiva di 6 anni e 8 mesi di reclusione. L’arrestato è stato accompagnato presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi dai Carabinieri della Stazione di Castanea.

I Carabinieri della Stazione Messina Tremestieri, hanno tratto in arresto il 25enne R. R. in esecuzione di un ordine di carcerazione dell’ufficio esecuzioni Penali della Procura della Repubblica di Messina per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente commesso a Messina nel dicembre 2017. Il giovane deve scontare la pena di 5 mesi in regime di arresti domiciliari.

Si erano aperti un varco forando la parete di un locale di servizio dell’Ufficio Postale di Bordonaro. Hanno fatto irruzione poche ore fa armati di taglierino e pistola intimorendo impiegati e clienti. Sono riusciti ad asportare la somma di 12.170 euro dandosi subito dopo alla fuga. Immediato l’allarme giunto alla sala operativa ed altrettanto immediato l’intervento della volante di zona. Giunti sul posto i poliziotti rinvengono l’arma utilizzata dai malviventi per mettere a segno il colpo, un motorino abbandonato risultato, dagli accertamenti effettuati, rubato una settimana prima ed utilizzato per giungere sul posto, infine raccolgono le preziose informazioni di un appuntato dei Carabinieri appartenente al Nucleo Radiomobile di Messina libero dal servizio che, avendoli visti fuggire, indica verso quale direzione si sono allontanati partecipando altresì alle operazioni di rintraccio.

Inizia la caccia all’uomo. Una montagna fitta di vegetazione adiacente al luogo della rapina diventa nascondiglio dei tre malviventi che tentano invano di far perdere le loro tracce mescolandosi tra la boscaglia. I poliziotti perlustrano accuratamente la zona ed individuano, riparati dietro i tronchi di grossi alberi, nel tentativo di sfuggire all’arresto, gli autori del reato. Uno indossa ancora il passamontagna, un altro ha sulle spalle uno zaino con all’interno i soldi, una torcia, guanti in lattice ed indumenti vari che avrebbero usato, qualora avessero avuto il tempo,  per camuffarsi. A finire in manette sono tre messinesi: Lorenzo Nunnari di 25 anni, Giuseppe Bottineri di 34 anni e Francesco Bombaci di 35 anni. Un’operazione lampo risolta velocemente dai poliziotti che oltre ad assicurare alla giustizia i responsabili, hanno recuperato la refurtiva.

 

I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello, durante il fine settimana, nel corso di predisposti servizi d’istituto a largo raggio finalizzati alla prevenzione e contrasto del consumo di sostanze stupefacenti ed alcoliche, nonché mirata attività di controllo alla circolazione stradale, con particolare attenzione alle aree della movida notturna, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, per resistenza a un Pubblico Ufficiale Alessandro Missimi, 41enne santagatese, e domenica sera,a Tortorici, per lesione personale e violenza a un Pubblico Ufficiale, Vincenzo Coma, 28enne tortoriciano.

Missimi, alle prime luci dell’alba di sabato, controllato dai Carabinieri in evidente stato di alterazione psicofisica nel cuore della movida santagatese, al fine di sottrarsi all’accertamento, ha inveito e minacciato gravemente i militari che, dopo aver cercato invano di farlo rinsavire, lo hanno arrestato.  L’Autorità Giudiziaria informata dall’Arma, nella tarda mattinata di ieri ha convalidato l’arresto senza adottare prescrizioni. Coma, invece, a bordo della propria autovettura, dopo aver spostato alcune transenne, ha tentato di transitare a Tortorici, nella via Roma, interdetta al traffico veicolare per la processione del Corpus Domini. Fermato dalla locale polizia municipale, ha offeso, senza alcuna ragione, gli agenti e all’arrivo dei Carabinieri ha continuato a minacciare i pubblici ufficiali, strattonandoli ripetutamente, cercando di guadagnarsi la fuga ma, prontamente bloccato, veniva condotto in caserma per le formalità di rito e successivamente tradotto presso la propria abitazione, in regime di arresti domiciliari, in attesa udienza di convalida davanti il Tribunale di Patti.

Nel corso dei servizi straordinari svolti dall’Arma nel weekend, sono state anche denunciate in stato di libertà cinque persone, per guida in stato di alterazione psicofisica correlata all’uso di bevande alcoliche ,con conseguente ritiro della patente di guida. Inoltre, a seguito del capillare controllo dei luoghi di aggregazione dei giovani, i Carabinieri hanno segnalato all’Ufficio Territoriale del Governo di Messina altre sette persone, sorprese in possesso di sostanza stupefacente in modica quantità, sequestrando oltre 50 gr. di marijuana suddivisa in varie dosi. Il materiale è stato posto sotto sequestro e debitamente custodito in atteso di essere inviato al Reparto Carabinieri Investigazioni scientifiche di Messina per le analisi di laboratorio.

 

Intorno all’una di questa notte, in Via Industriale a Messina, due giovani sono stati sorpresi dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile, mentre erano intenti a rubare all’interno di una Smart, parcheggiata all’angolo tra la via Industriale e la via Santa Cecilia. Si tratta dei due 20enni Eros Di Blasi e Antonio Morabito, arrestati per concorso in furto aggravato. Alla vista della gazzelle i due topi d’auto (Di Blsi ancora all’interno dell’abitacolo e Morabito all’esterno con il compito di palo), hanno tentato di darsi alla fuga, ma sono stati bloccati, dopo un breve inseguimento a piedi. Durante la fuga, Di Blasi si è disfatto di diversi portachiavi, alcuni contenenti le chiavi di abitazioni ed altri di autoveicoli. Ciò ha fatto insospettire i carabinieri che hanno perlustrato la zona e notato che un’altra Smart for two aveva il finestrino laterale frantumato e i due avevano asportato un mazzo di chiavi di un'abitazione che è stato rinvenuto in loro possesso dai e restituito al proprietario. La successiva perquisizione personale dei due, ha consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro un cacciavite e diversi altri portachiavi per i quali, sono in corso accertamenti per risalire ad eventuali ulteriori vittime. I due, ritenuti responsabili in concorso di furto aggravato e di tentato furto aggravato – sono stati tratti in arresto e posti a disposizione della Procura della Repubblica di Messina. In mattinata, condotti al Tribunale per l’udienza di convalida, all’esito della quale il loro arresto è stato convalidato ed ai due è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza con l’obbligo di permanere nel domicilio dalle 21 alle 7.

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